Pane e cipolle
...Non ci resta che piangere...
Dunque, regola numero uno: mantenere la calma.
Sette giorni di fuoco sono trascorsi e proprio il fuoco, alla luce di quanto accaduto, sentito, visto, rimuginato, rischia di trasformarsi in un inferno bollente senza via d'uscita. E non è che il riferimento a miti della cinematografia (miti... cinematografici, non religiosi... che poi, chissà se sono davvero tanto differenti...), statunitense e non, debbano essere sempre forzatamente riproposti, ma fatto sta che nemmeno a farlo apposta, dopo una settimana di servizi televisivi, processi contro mulini a vento, - perché oggigiorno è ormai chiaro che, contro i mulini a vento è inutile battagliare, meglio citarli a giudizio, comodamente seduti, tanto il risultato è lo stesso - è direi, indiscutibilmente normale e capibile immedesimarsi almeno per un attimo nella figura "dell'uomo timorato".
Tra discutibilmente onorevoli personaggi che rivendicano pubblicamente, sfacciatamente, un meno onorevole diritto a spendere nel modo a loro più congeniale (cioè senza renderne conto a nessuno, nemmeno a chi quei soldi li produce, versa, suda) fondi di provenienza popolare è così che tu uomo timorato, finalmente realizzi che faresti bene a guardarti anche e soprattutto da chi dovrebbe proteggerti e guidarti, perché è lì che si nasconde la tua insidia, l'uomo malvagio, il tiranno, la minaccia.
Quindi io, dal canto mio, prendo spunto dal caro buon vecchio Quentin, - che nel suo Pulp Fiction (per chi l'ha visto), mostra in una famosa scena un uomo malvagio, cibarsi dei resti della colazione (Sprite e panino....bah!) di alcuni poveri malcapitati timorati prima di scagliarsi su di loro per il compimento del suo volere - mi accontento di quel che resta.
Oggi a pranzo quindi pane e cipolle per me, chissà che riesca a tener lontani i malintenzionati... tanto, americanate a parte, la verità è che
Non ci resta che piangere

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